Di Roddy Carlo, fondatore di FEDIYAR e di Eternal Clock
Una riflessione personale sui calendari antichi, sull’arte di contare i propri giorni e sulla nascita di Eternal Clock.
Insegnaci a contare bene i nostri giorni
Qualcuno ha detto un giorno: «Insegnaci a contare bene i nostri giorni.» In un mondo in cui si può acquistare tutto tranne l’ora successiva, questa frase è quasi una definizione del lusso. Invita a due domande: sapere da quando si conta, e sapere che cosa si fa dei propri giorni. Se ogni bene è un dominio, il tempo è quello che tutti gli altri presuppongono.
Sono appassionato di storia, e ancor più di quella del calendario e della Luna nell’Antichità. È ciò che mi ha condotto a Giuseppe Giusto Scaligero.
Scaligero, tra la Francia e l’Italia
Nato ad Agen nel 1540 e morto a Leida nel 1609, Scaligero è francese di nascita e di origine italiana per parte di padre, il medico ed erudito Giulio Cesare Scaligero. È questo padre a insegnargli il latino. Giuseppe studia poi il greco, l’ebraico e l’arabo, quindi si interessa a diverse altre lingue orientali.
Figura fondatrice della cronologia moderna, fa dell’astronomia uno strumento di confronto storico. Il suo De emendatione temporum (1583), «Sulla correzione dei tempi», mette a confronto i calendari degli Antichi per avvicinare i loro diversi modi di datare gli eventi.
L’età del mondo secondo Scaligero
Nel libro V, Scaligero considera 2 453 anni dalla Creazione all’Esodo, poi 907 anni fino alla presa di Gerusalemme sotto il re Sedecia, ossia 3 360 anni «precisamente». Si pronuncia a favore di un inizio del mondo in autunno, quindi colloca questo primo anno nella propria scala cronologica, il periodo giuliano: l’Esodo cade nell’anno 3 217 e il primo anno del mondo nell’anno 764, cioè nel 3950 a.C.
A partire da questo punto di partenza, e tenendo conto dell’assenza dell’anno zero, il mondo raggiunge 5 975 anni compiuti nell’autunno 2026 ed entra nel suo 5 976º anno. Si tratta qui di restituire una cronologia storica fondata sui testi antichi disponibili ai suoi tempi.
Un altro punto di riferimento del suo ragionamento porta allo stesso risultato: Scaligero rimprovera alla cronologia di Costantinopoli, che colloca la Creazione nel 5509 a.C., di superare di 1 559 anni i limiti che egli ritiene. La sottrazione dà infatti: 5 509 − 1 559 = 3 950.
Applicando questa cronologia al calendario fondato sulla visibilità della prima falce che sto sviluppando, il mio algoritmo colloca questo cambio d’anno al 13 ottobre 2026, con Gerusalemme come riferimento. Questa data precisa deriva dal mio modello di calcolo, di cui non svilupperò i parametri in questo articolo.
Quanti giorni ha un mese lunare?
Contare i mesi è un duello con il cielo. Il mese lunare, misurato da una luna nuova alla successiva, dura in media circa 29,530588 giorni, ossia 29 giorni, 12 ore, 44 minuti e 3 secondi. Ma ogni lunazione si discosta leggermente da questa media.
Ora, un calendario conta giorni interi: un mese lunare ha in genere 29 o 30 giorni. In diversi calendari dell’Antichità era l’osservazione del cielo a decidere: il nuovo mese iniziava al tramonto, la sera in cui si scorgeva la prima sottile falce della Luna.
Questa differenza tra una durata media e un’apparizione osservabile è al centro della mia ricerca. Una fase astronomica si calcola; la visibilità di una falce dipende anche dal luogo e dalle condizioni di osservazione.
Il lusso della longevità
Imparare a contare bene i propri giorni significa anche desiderare di averne di più. La longevità è diventata uno dei lussi più ambiti: cliniche, controlli, protocolli. Questa ricerca mi porta a guardare anche ciò che scandisce le nostre giornate.
Credo che il Creatore abbia inscritto nella natura cicli ai quali possiamo prestare maggiore attenzione: l’alternarsi del giorno e della notte, le stagioni, il ritorno della Luna. La settimana, invece, organizza un altro ritmo, senza corrispondere direttamente a un ciclo astronomico.
Questi ritmi invitano a guardare diversamente le nostre abitudini: il posto del riposo, la regolarità delle nostre giornate, il nostro rapporto con la luce e con le stagioni. Danno anche un’altra profondità a una domanda familiare: che cosa facciamo del tempo di cui disponiamo?
Il mio interesse per il ciclo lunare rientra in una ricerca storica, astronomica e spirituale. Non gli attribuisco qui un effetto dimostrato sulla longevità. Ma mi interrogo sul nostro modo di abitare il tempo: dedichiamo ai nostri giorni la stessa attenzione che riserviamo ai beni che acquistiamo?
Eternal Clock: un progetto di ricerca, dall’algoritmo all’orologio
L’algoritmo che colloca questo cambio d’anno al 13 ottobre è al cuore di Eternal Clock, un progetto di ricerca la cui ambizione è creare un orologio.
In un primo tempo, cerca di prevedere la visibilità della prima falce di Luna da Gerusalemme, a partire dalle effemeridi DE440 del Jet Propulsion Laboratory della NASA. Il luogo conta: una falce può essere visibile da un punto e non da un altro. Anche le condizioni atmosferiche possono far differire l’osservazione reale dalla previsione.
Perché Gerusalemme?
Un testo antico dice di Sion: «Tutti vi sono nati», evocando in particolare l’Egitto e Babilonia. Questa immagine di un luogo che riunisce i popoli alimenta la mia riflessione.
Gerusalemme è una città santa per gli ebrei, i cristiani e i musulmani. In queste tre tradizioni la Luna interviene, in modi diversi, nel calendario religioso.
Nell’antico calendario ebraico fondato sull’osservazione, l’inizio del mese veniva proclamato sulla testimonianza di coloro che avevano visto la falce. I musulmani iniziano tradizionalmente i loro mesi con la sua osservazione, anche se oggi alcune autorità ricorrono al calcolo.
Per i cristiani, la determinazione della Pasqua ha anch’essa mantenuto uno stretto legame con il calendario lunare e con il mese di Nisan. Nel corso dei secoli si sono sviluppati metodi di calcolo per stabilire una data comune. La luna piena pasquale è così diventata un riferimento di calendario, che non coincide necessariamente con l’istante della luna piena astronomica.
Nel 1997 una consultazione ecumenica riunita ad Aleppo ha proposto di determinare la data della Pasqua a partire da dati astronomici precisi, prendendo come riferimento il meridiano di Gerusalemme.
Gerusalemme costituisce dunque, per il mio progetto, un punto di riferimento al tempo stesso geografico, storico e spirituale.
Perché un orologio?
Perché l’alta orologeria sa già rappresentare i movimenti del cielo con una precisione notevole. La visualizzazione delle fasi lunari ne è un’espressione affascinante: tradurre un movimento celeste in un meccanismo che si porta al polso.
Visualizzare una fase lunare e prevedere la visibilità della prima falce restano tuttavia due funzioni diverse. La seconda richiede di tenere conto della posizione dell’osservatore e della geometria del cielo locale. È questa la questione che alimenta l’ambizione di ricerca di Eternal Clock.
Rifiutare di arrotondare troppo in fretta, non accontentarsi di 29,5 giorni quando la media è di 29,530588: per me è un’espressione del lusso del tempo. Un’attenzione rivolta a ciò che ci supera, fin nei suoi dettagli.
È anche un modo di ringraziare il Grande Creatore dell’universo per i suoi benefici: la vita, la salute e tanti altri. Soprattutto la sera in cui appare la prima falce, discreta nel cielo, come un occhiolino del Creatore.
Accompagnare la ricerca
Anche FEDIYAR contribuisce a questa ambizione: i ricavi dei suoi servizi — presentazione di beni, film dello Studio e pagine immersive — sono destinati in particolare a finanziare le ricerche di Eternal Clock.
Chi desidera accompagnare direttamente il progetto può inoltre scoprire le sue formule di sostegno, pensate per far progredire il calendario e la ricerca intorno a un futuro orologio.
Scopri Eternal Clock e sostieni il progetto →
Il tempo è l’unico dominio che nessun bene può sostituire e che nessuna fortuna può ampliare. Si può solo imparare ad abitarlo e, se si è curiosi, a contarlo con precisione.
